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COL TEMPO, SOGNI E RICORDI SI CONFONDONO..

Ho sempre avuto il problema di non riuscire a ricordare se un immagine fosse parte della mia vita,
della mia immaginazione o di un sogno.
Ho dimenticato tanti momenti vissuti, mentre molti ricordi apparenti sono diventati reali, col tempo..
per me sono diventate verità.
SOGNI E RICORDI SI FONDONO E SI CONFONDONO..
È inevitabile.
Ma la cosa più importante è che TI CAMBIANO ENTRAMBI.

Lo guardo. Lui si ferma. Mi fissa.
Vorrebbe che io mi avvicinassi, lo intuisco.
Lui vorrebbe. Ma io rimango semplicemente li, a guardare.
Lui vorrebbe prima che sia troppo tardi.
Io lo so, ma lo guardo e basta.
Mi strizza un occhio e si avvia verso la porta di camera mia. Lento.
Poi si ferma sulla soglia, si gira e mi guarda.
Prima alza solo gli occhi, poi tutta la testa.
Sta per dirmi qualcosa.
Siamo lì: io e lui. Io sul letto, lui sulla soglia.
Rumori distanti dalla strada. L’aria è pesante. Fa caldo.
Vorrei sdraiarmi e morire ancora una volta. L’ennesima volta.
Ma lui è lì. E mi guarda.
Io lo guardo e aspetto. ASPETTO.
Sono lì, seduta sul letto e lo fisso negli occhi. La mia testa si fa pesante.

E l’immagine si disperde in nubi nere. Svanisce. Solo un attimo fa c’era lui, di fronte a me e mi guardava. Io lo fissavo. Cercavo di capire cosa stesse accadendo. Poi, la luce si è indebolita, buio ed ecco apparire un’altra stanza attorno a me. Ora sono coricata su un letto. Vedo le righe luminose di una finestra, ritagliate sul fondo. Forse è la mia camera, forse sono nel mio letto e ho appena riaperto gli occhi. Forse. Ma in realtà non voglio nemmeno capirlo. Cerco solo una altra traccia da seguire, in cui perdermi di nuovo, e trovo un cono di luce, intento a indagare tra gli scaffali vuoti di una parete. La polverina di luce brilla nel cono. Le piccole particelle di polvere vibrano, sospese nell’aria, sembrano nuotare con membra invisibili. Per un istante le invidio, io sono incapace di muovermi con altrettanta semplicità. Il mio corpo è bloccato. La sola parte di me che riesco a governare in questo momento, sono gli occhi. Posso osservare tutta la stanza, muovendoli in modo indipendente l’uno dall’altro, in ogni direzione. E sono aiutata nel mio indagare, da pupille dilatatissime, che si sono abituate perfettamente alla penombra e mi permettono di esaminare ogni angolo.

Ora che la vedo meglio, non sembra nemmeno una stanza, assomiglia di più ad un ripostiglio.. C’è di tutto, sparso in ordine caotico. A parte un volume imprecisato di vestiti, scarpe, borse e cappotti ..c'è un invasione di materiale estraneo.. bottiglie vuote, tazze da the, medicine, pezzi di legno, matasse di fili elettrici, libri e pile di vecchi giornali, sacchetti di plastica, resti di cibo. Ci sono fotografie attaccate alle pareti, immagini in bianco e nero. Vedo volti sconosciuti che mi sorridono, l’immagine di una vecchia bambola e lo scorcio, dal basso verso l’alto, di una scala dai gradini di pietra, sembra la scala di una casa di campagna.. e lentamente mi sembra di salire quei gradini diretti verso il nulla.

   "Così hai deciso di rispondere al mio sogno di stanotte.
    Mi chiedevo che nome avresti scelto.
    Emilie è perfetto."

   "Di quale sogno parla, monsieur?
    Mi sono sempre chiamata Emilie.
    Lei piuttosto, non si è presentato.
    Le pare cortese?"

   "Victor. il mio nome è Victor."

   "Oh piacere, Victor. Lei in che girone si trova?"

   "Nell'unico girone ellittico dell'inferno,
     in orbita attorno al cambiamento."

   "Conosco il luogo. Mi ha vista sua ospite in tanti momenti."

   "Sai, Emilie, riguardando gli scalini, mi sono reso conto che non ha molto senso chiedersi il verso in senso verticale,  
    salita o discesa, piuttosto è diventato essenziale sentire il rumore del legno ad ogni passo.

   "Anche se di legno non si tratta, Victor, bensì di pietra."

   "Ma io ho gli zoccoli ai piedi ed è questo il punto."

    "Fai solo più rumore camminando, mio caro Victor! Di questo non mi preoccuperei poi tanto!
     Piuttosto, se fossi in te, penserei a quale sfortuna sarebbe avere zoccoli anche al posto delle mani.
     Quella Si che sarebbe una vera sfortuna, perché in quel caso niente tatto!"


E sono di nuovo io.
C’è buio e sento freddo dappertutto.
Sono in piedi, scalza. Non sono più in quella stanza. Sento umido sotto le piante dei piedi. Si accende una luce gialla. E’ un lampione. Sono in pigiama in mezzo a una strada. Sotto i miei piedi, neve sciolta in una poltiglia gelata e un insieme di impronte confuse.

Sento arrivare qualcuno, o qualcosa. Sento uno strano rumore. E’ come se questa cosa si stesse avvicinando, trascinando dei piccoli pesi. Mi levo dalla luce. E mi nascondo nel buio, in apnea, ad aspettare. Ho paura, ma sono altrettanto curiosa. La cosa entra nella luce, si avvicina al lampione e si appoggia ad aspettare. E’ una mantide verde fluorescente, di altezza media, direi sull’uno e settanta.. quindi più alta di me. Sono stupita. Nulla da dire, ha un aspetto distinto, un portamento galante. Ma.. MAH!? Sono stupita. Non è che se ne vedano poi tante di mantidi in giro, soprattutto in una fredda notte d’inverno. Quindi, mi sento più che giustificata, se ho un briciolo di timore,no?
Decido di avvicinarmi.

Faccio un passo nel cono di luce del lampione e ZACK!
In un attimo, la mantide mi imprigiona in un enorme sacchetto di plastica trasparente e mi carica sulle sue spalle. Dunque, mi aspettava! Forse era Babbo Natale..

E così, ora sono qui dentro. Fuori fa sempre freddo. Qui invece non è poi così male, se non ci penso. I vapori del mio respiro si condensano sulle pareti. C’è un piacevole tepore. E mi accorgo che mi sto perdendo via..

Vedo il bianco entrarmi nella testa, adagiarsi nella mente e soffocarmi i pensieri.
Il respiro si fa lento e forzato.

inspiro. pausa. espiro.
inspiro. pausa. espiro.
inspiro. pausa. espiro.

inspiro.. L’ aria è rarefatta. Sento profumo di legno prezioso, e di spezie. Apro gli occhi e resto abbagliata. I miei occhi non sono più abituati alla luce. Li riapro lentamente.. e pian piano, dal bianco abbagliante, colori e figure sfuocate lentamente prendono la forma.. di case, strade, insegne.. c’è un mercato di stoffe e gente che cammina. E’ una città sconosciuta che profuma di legno prezioso.

Sono uno straniero,
in una terra di sogni lontani.
Sono appena sceso da un treno, che ora riparte alle mie spalle, lasciandosi dietro una spessa nuvola di fumo, che cerca, senza problemi, di affumicarmi.

Quando viaggio in treno, mi piace stare accanto al finestrino, anche quando il panorama non offre grandi sorprese. Non posso fare a meno di restare lì con lo sguardo fermo, ad osservare quel fuori in movimento, accanto a me. E mentre sono lì, spesso mi metto a scrivere, perché lo scorrere rapido delle immagini, e la solitudine del viaggio, mi rendono più facile, seguire lo scorrere dei miei pensieri.

Chissà se l’ho fatto anche stavolta. Cerco una traccia.

Metto per prima la mano destra nella tasca destra, poi la sinistra nella tasca sinistra, per sentire se ho portato qualcosa con me, visto che non ho borse ne valigie.
E a pensarci bene, non sono nemmeno tanto sicuro di sapere chi sono.

Nella tasca sinistra, trovo un foglio. Lo apro: sembra una lettera, scritta a mano.
La leggo:

  Ad uno sconosciuto

  Sconosciuto che passi, non sai con quanto desiderio io ti guardo.
  Tu devi essere colui che io cercavo
  (mi arrivi come da un sogno)
  certamente ho vissuto in qualche luogo una vita con te,
  tutto è ricordato
  mentre passiamo l'uno accanto all'altra
  fluido, amorevole, casto, maturo,
  sei cresciuto con me, sei stato ragazzo con me,
  io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo è diventato qualcosa che non appartiene a te soltanto
  né ha lasciato che il mio restasse tale
  mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne.
  Mentre io passo, tu ne prendi in cambio dalla mia, dal mio petto, dalle mie mani.
  Non devo parlarti, devo pensarti quando sono sola o veglio la notte,
  e aspettare.
  Non dubito che ti incontrerò ancora,
  e a questo devo badare, di non perderti.


Il foglio svanisce. Le mani restano lì sospese a mezz’aria e lo sguardo ricade oltre, verso il basso.

C’è dell’acqua lì sotto, illuminata dal sole.
Alzo gli occhi. Non sono più nella strada.
Vedo là in fondo una riva, una spiaggia.
E io sono al largo, nel mare, coricata su una zattera, come se fossi su un prato.

Guardo l’acqua dondolare.
Vedo la mia immagine, riflessa sulla superficie.
Onde si propagano attorno,
onde lente dondolano la superficie, trasformano la mia immagine in forme sciolte che si mescolano una nell’altra,
senza che possa metterne a fuoco nessuna.
E’ come se l’acqua stesse respirando, e il suo respiro riportasse in vita pensieri addormentati in profondità.
E in ogni forma, ci sono sempre io, una faccia di me.

E’ uno specchio il mare.
Uno specchio che mi culla e mi fa impazzire.

Vorrei oltrepassare quella superficie.
Mi sento prigioniera, schiava dell’immagine che di me vedo, riflessa negli occhi degli altri.
Vorrei toccare l’altra me stessa,
ma ho paura di cadere
ed io non so nuotare.

Sono sull’acqua.
Socchiudo gli occhi
sorridendo
e assaporo il suo racconto,
il lento cullare,
e null’altro pretendo
se non di ascoltare il suo narrare,
di istante in istante,
il mio presente.

(CADUTA)

Buio. Musica. Luci colorate.
Sono in un capannone.
Corpi come forme sfuocate in movimento si fondono le une nelle altre.
Io ..ed un amico.
Balliamo al ritmo di una danza impulsiva che ci scuote.
Sento dei fremiti interni,
dentro di me.
Ad un tratto, diventano come colpi di tosse
che cerco il più possibile di reprimere.
Sembra che qualcosa voglia uscirmi dallo stomaco..
e stia cercando di saltare fuori.
Mi sento improvvisamente a disagio. Ho bisogno di nascondermi.
Tengo serrata la bocca, ma non so per quanto riuscirò a di trattenere i colpi.
Devo nascondermi. Ho troppa gente intorno.
Mi dirigo verso i bagni, nascondendo la paura, per non attirare l'attenzione.
Attraverso il corridoio.
Sento un colpo di tosse represso, che esplode verso l’interno.
Non riesco più a trattenermi.
Apro la porta del bagno, entro e mi chiudo dentro.
Ora sono sola.
Un istante..
Ed esplodo in un urlo soffocato.
Spalanco inumanamente la bocca, la faccia rivolta verso il soffitto.
Qualcosa esce dalla mia bocca, gettato fuori con forza, impaziente di libertà.
Un corpo maschile, nudo, viene scaraventato verso l’alto.
Con una mano, si aggrappa, ad un gancio del soffitto.
Nell’altra mano, trattiene la pelle appena abbandonata del mio corpo femminile.
Come pelle di serpente.
La sostiene, per evitare che tocchi il pavimento lercio.
Tutti i miei vestiti sono caduti al suolo.
Io sono lui, adesso.
O lui è me.
Libertà
..forse.

Mi fingo umana per sopravvivere. Nascondendomi sotto fattezze terrene, per non fare paura.


Istantanee di un viaggio.

Mi sveglio.
Ho una cicatrice tonda e rosa sulla mano.
Chissà che significa..

A volte
è più facile
dimenticare
che capire.

...e forse, sarebbe meglio se dormissi.
©2006-2010 ~eloisa
:iconeloisa:

Author's Comments

Una voce, come unica protagonista, inizia a narrarsi, come un flusso continuo di parole, note e pause, senza inizio né fine, senza voler narrare UNA storia. L’acqua annulla il pensiero del tempo e ha infinite voci che noi possiamo imparare ad ascoltare: in quel momento, l’acqua ci parla, è LEI che, attraverso la nostra mente, VIVE e ci permette di assistere e partecipare a quel momento. Ci porta in viaggio dentro noi stessi e ci permette di abbandonare, a nostra volta, sulla sua superficie, i nostri pensieri.

E. A. *

(Performance selezionata da N. Arrigoni e M. Serina nell'ambito del concorso Gemine Muse 2005/2006 - sezione teatro - città di Cremona. L'opera è liberamente ispirata al lavoro pittorico "Sull'acqua", di Della Torre, collocata presso il Museo Civico Ala Ponzone, di Cremona. Durata 15'.)

Comments


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:iconilsilenzio:
Interessante, non la conoscevo. Grazie!
:iconeloisa:
Cosa non conoscevi??? o_0

--
* Ho fondato una nuova religione. Credimi.
I established a new religion. Trust in me. *
:iconilsilenzio:
la performance e l'artista che ha ispirato il lavoro.
:iconeloisa:
Ma è una mia performance e mio è anche il testo .. :)
Allora, nemmeno io lo conoscevo..
piacere.. eloisa ;)

--
* Ho fondato una nuova religione. Credimi.
I established a new religion. Trust in me. *
:iconilsilenzio:
Ah, scusa ! :giggle:
Complimenti due volte, allora. Non posso giudicare la performane (se non dalla suggestiva istantanea) ma il testo ha degli spunti molto interessanti.
:iconeloisa:
La suggestiva istantanea l'ho messa per rendere piu' suggestiva anche la lettura.. ;)
In realtà non è un immagine della performance, non avendone al momento, ma di una lavoro piu' vecchio che ho fatto, un paio di anni fa.
Grazie dei complimenti! :) C'ho scherzato un po' sull'inconprensione.. ;)
ciao!

--
* Ho fondato una nuova religione. Credimi.
I established a new religion. Trust in me. *
:iconemhain:
Onirico. Evocativo. I miei complimenti.

PS: Sei la prima "altra Eloisa" che incontro in 26 anni! Non potevo non lasciarti un saluto... e un piccolo commento!

--
eLo
:butterflytwo:

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Gallery: [link]
:iconeloisa:
Grazie per il commento e per i saluti.
Piacere di conoscerti. :)
Quindi ANCHE TU e l o i s a ?????????:D

Io ne ho incontrata, di persona, solo UNA, fino ad oggi.. ma so dell'esistenza di altre due, che però non ho mai visto DAL VIVO..
Devo ammettere che fa uno strano effetto essere faccia a faccia.. è come essere sdoppiati..
di solito sono abituata ad essere IO, identificata come una cosa sola indivisibile dal nome che porto..
e credo sia una fortuna.. o forse è che sono abituata a sentirmi così.
Credo che non mi sentirei allo stesso modo se avessi un nome comune.. mi sembrerebbe stupidamente di essere una tra tante.

ciao ELOISA!! :kiss:

:star:

--
* Ho fondato una nuova religione. Credimi.
I established a new religion. Trust in me. *
:iconemhain:
Io quand'ero piccola detestavo il mio nome, proprio perché era diverso dagli altri. Mi sentivo la classica mosca bianca e, per giunta, molti non lo capivano e lo storpiavano.
Adesso va meglio. Ho imparato a conviverci e ad amare pure l'abbreviativo con cui tutti mi chiamano (e che prima odiavo forse più del nome). Da lì a sapere chi sono ce ne passa, ma confido di arrivarci, prima o poi.

Ciao Eloisa carissima.

--
eLo
:butterflytwo:

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March 8, 2006
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